Molto spesso, nell'ambito della gerarchia militare si sente spesso di casi in cui un superiore minaccia un inferiore di grado. Ma in cosa consiste realmente una minaccia? Quali sono realmente gli elementi che configurano il reato sotto il profilo ordinario o militare?

Attraverso questo approfondimento lo studio legale Marro prova a fornire una risposta.

 

La Norma

Il reato militare di minaccia ad un inferiore ex art. 196 comma primo c.p.m.p. si configura allorchè un militare minaccia un danno ingiusto ad un inferiore.

Si tratta di un reato il quale, benchèdotato della medesima struttura dell’omonimo reato comune ex art. 612 c.p., è considerato reato militare poiché previsto e punito da una specifica disposizione del codice penale militare di pace, ed è ritenuto plurilesivo perché oltre che la persona offende anche l'interesse alla coesione e all’ordine delle Forze Armate.

Non v’è dubbio che il diritto penale militare si ponga in posizione di specialità rispetto al diritto penale comune e che pertanto, in ossequio al brocardo latino lex specialis derogat generali,  qualora i soggetti coinvolti nella vicenda siano assoggettati allo speciale ordinamento militare, è a quest’ultimo che deve guardarsi.

Il riferimento normativo è dato, per l’appunto, dall’art. 196 del codice penale militare di pace il quale, rubricato “Minaccia o ingiuria a un inferiore”, espressamente prevede le due fattispecie distinte di minaccia e di ingiuria ai suoi primi due commi.

In particolare, il comma primo enuncia il delitto di minaccia a un inferiore, espressamente prevedendo che “il militare che minaccia un ingiusto danno ad un inferiore in sua presenza, è punito con la reclusione militare da sei mesi a tre anni”.

Il comma secondo prevede, invece, il diverso reato di ingiuria che, depenalizzato come reato comune, continua, invece, a sopravvivere all’interno dell’ordinamento militare.

Il mantenimento dell’incriminazione prevista dal delitto di ingiuria ad un militare di grado inferiore, risponde ad esigenze di salvaguardia dell’ordine e della disciplina militare, riconosciute dall’art. 52, comma terzo, Cost. (Cass. pen. Sez. I, 7 aprile 2017, n.17830, Tuveri).

 

Giurisprudenza

La giurisprudenza ritiene che il reato sussiste se «la minaccia (...) sia idonea a cagionare effetti intimidatori sul soggetto passivo», abbia cioè la caratteristica di essere almeno «potenzialmente idonea ad incidere sulla libertà morale» dello stesso.

Il giudizio, quindi,dovrà tenere conto delle«modalità dell’azione» allo scopo di verificare se il «male prospettato sia anche soltanto idoneo a incutere timore in un soggetto passivo generalizzato».

Con riferimento al caso di specie l’utilizzo dell’espressione “tu non sai chi sono io” assume rilevanza alla luce della ormai famosa sentenza della Cassazione Penale, 23 gennaio 2012, n. 11621, Ruggero BUCIOL.

La sentenza recita: «nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione del pericolo che un male ingiusto possa essere cagionato dall'autore alla vittima, senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest'ultima, essendo sufficiente la sola attitudine della condotta ad intimorire e irrilevante l'indeterminatezza del male minacciato purché questo sia ingiusto e possa essere dedotto dalla situazione contingente».

In particolare la frase “tu non sai chi sono io” di per sé non è da considerarsi minacciosa, tuttavia va contestualizzata e pertanto, se accompagnata da ulteriori parole volte a prospettare un male ingiusto, il cui proposito è rafforzato dalla qualifica velatamente asserita, avrebbe un’obiettiva idoneità a creare turbamento nel destinatario ed avrebbe rilevanza indipendentemente dal timore che in concreto possa determinato nella persona offesa.

  

Cosa fare

Nel caso in cui un militare ritenga di essere stato minacciato da un superiore può alternativamente relazionare al proprio Comandante di corpo quanto accaduto (ciò in quanto egli riveste la qualifica di UPG) oppure sporgere formale querela alla Procura militare di Verona al fine di avviare un procedimento penale a carico del soggetto.

Ad ogni modo è sempre consigliabile un preventivo consulto con un legale. Per informazioni o consulenze contatta lo studio legale MARRO.