RICORSO AMMINISTRATIVO  PER LA RIDETERMINAZIONE DELLA LIQUIDAZIONE APPLICAZIONE DEI  6 SCATTI STIPENDIALI

Molti militari e appartenenti alle Forze di Polizia, sia ad ordinamento militare che civile, hanno contattato lo studio legale MARRO e quello dell'Avv. Francesco Paolo MASTROVITO a seguito della pronuncia del Consiglio di Stato con l’importante sentenza n. 1231 del 2019 che ha riconosciuto il diritto ai 6 scatti stipendiali nel computo del trattamento di fine servizio (liquidazione) per il personale appartenente alle Forze di Polizia (Polizia di stato, Penitenziaria, Carabinieri e Finanza) e alle Forze Armate (Aeronautica, Esercito e Marina), collocato in congedo a domanda, laddove, alla data di cessazione dal servizio, abbia compiuto i 55 anni d’età e sia in possesso di 35 anni di servizio utile, così come previsto dall’art. 6 bis del Decreto Legge n. 387 del 1987.

La norma

Il secondo comma dell’art. 6 bis d.l. n. 387/1987, come modificato dall’art. 21 l. 7 agosto 1990, n. 232, stabilisce che al personale della Polizia di Stato, che chieda di essere collocato in quiescenza, a condizione che abbia compiuto i 55 anni di età e 35 anni di servizio utile, sono attribuiti, ai fini del calcolo della base pensionabile e della liquidazione dell’indennità di buonuscita, e in aggiunta a qualsiasi altro beneficio spettante, sei scatti ciascuno del 2,50 per cento da calcolarsi sull'ultimo stipendio. La domanda di collocamento in quiescenza dovrà essere prodotta entro e non oltre il 30 giugno dell’anno nel quale sono maturate entrambe le menzionate anzianità.

Contrariamente al disposto normativo, tuttavia, l’Istituto Previdenziale continua a computare i 6 scatti stipendiali solo nel caso di collocamento in congedo per limiti d’età, per permanente inidoneità al servizio ovvero per decesso

Il caso

Il caso è quello di un Dirigente della P.S., in carica fino al mese di gennaio 2011, che ricorreva al T.A.R. Puglia impugnando il provvedimento recante la liquidazione del trattamento di fine servizio, nella parte in cui aveva omesso di computare nella base di calcolo i sei scatti stipendiali, ai sensi dell’art. 6 bis d.l. n. 387/1987.

Il T.A.R. rigettava il ricorso, allegando la mancata inclusione dei sei scatti stipendiali nell'elenco delle voci computabili ai fini della liquidazione dell'indennità di cui si trattava, i.e., quella disciplinata dall'art. 38 d.P.R. n. 1032/1973, nonché la non applicabilità alla fattispecie dedotta in giudizio del citato art. 6 bis, concernente il personale “cessato dal servizio per età o perché divenuto permanentemente inabile al servizio o perché deceduto", laddove invece il ricorrente era stato collocato a riposo per il raggiungimento del massimo di anzianità contributiva.

La pronuncia del Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 1231/2019, il Consiglio di Stato ha riformato la sentenza del TAR e accolto l’appello condannando l’Amministrazione a provvedere alla rideterminazione dell’indennità di buonuscita, includendo nella base di calcolo i sei scatti stipendiali previsti dall’art. 6 bis.

Rileva, infatti, il Consiglio di Stato che, contrariamente a quanto affermato dal T.A.R. Puglia, “il beneficio reclamato dalla parte appellante rinviene il suo fondamento normativo nel disposto dell'art. 6 bis D.L. n. 387/1987, ovvero in una disposizione successiva a quella recata dall'art. 38 D.P.R. n. 1032/1973 e dotata, nei confronti di quest'ultima, di ogni coerente effetto integrativo”.

E continua: “Quanto poi al rilievo, contenuto nella sentenza appellata, secondo cui l'art. 6 bis D.L. n. 387/1987 sarebbe applicabile al solo personale ‘cessato dal servizio per età o perché divenuto permanentemente inabile al servizio o perché deceduto’, laddove l'appellante è stato collocato a riposo dal Ministero dell'Interno per il raggiungimento del massimo di anzianità contributiva, deve solo evidenziarsi, in senso contrario, che la situazione dell'appellante si attaglia perfettamente alla fattispecie contemplata [dall’art. 6 bis, comma 2].

Né la pretesa di parte appellante potrebbe trovare ostacolo, come prima facie ipotizzato con la citata ordinanza istruttoria, nel disposto di cui al secondo periodo del medesimo comma 2, ai sensi del quale ‘la domanda di collocamento in quiescenza deve essere prodotta entro e non oltre il 30 giugno dell'anno nel quale sono maturate entrambe le predette anzianità’, evincendosi dal provvedimento di collocamento a riposo del dott. Sc. che la relativa istanza è stata presentata il 31 gennaio 2011, allorquando cioè, avendo l'appellante compiuto i 62 anni di età e maturato oltre 42 anni di anzianità contributiva, era stato ormai superato lo sbarramento temporale suindicato.

Basti osservare, al fine di escludere ogni effetto decadenziale a carico dell'appellante, che l'art. 3 bis D.L. n. 387/1987, nell'estendere ai dirigenti della carriera prefettizia i benefici de quibus alla condizione che si tratti di personale ‘che cessi dal servizio nelle condizioni previste dai commi 1 e 2’, fa testuale riferimento ai presupposti sostanziali per il riconoscimento del beneficio de quo (ergo, alle categorie di personale cui esso è destinato), piuttosto che alle relative condizioni procedimentali: ciò in quanto il rinvio alle "condizioni", che al suddetto fine devono sussistere al momento della cessazione dal servizio, allude appunto allo status soggettivo (anagrafico e previdenziale) dell'interessato, piuttosto che agli oneri procedimentali da osservare per l'acquisizione del beneficio de quo al suo patrimonio giuridico.

In ogni caso, proprio l'ambiguità della disposizione, evidenziata dai rilievi appena formulati, non consente di far discendere, dal mancato rispetto del termine di presentazione della domanda di collocamento in quiescenza di cui al citato art. 6 bis, comma 2, secondo periodo D.L. n. 387/1987, alcuna conseguenza decadenziale, la quale presuppone evidentemente la chiarezza e perspicuità dei relativi presupposti determinanti”.

In definitiva, il beneficio economico è certamente significativo aggirandosi sui 10 mila Euro, in relazione all’ultima determinazione stipendiale ed ovviamente al grado rivestito dall'interessato al momento della cessazione dal servizio.

 

Avv. Francesco Paolo MASTROVITO e Avv. Mariapaola MARRO

 

COME ADERIRE O CHIEDERE INFORMAZIONI

Per quanto esposto, gli interessati, già in congedo o prossimi alla quiescenza, appartenenti alle Forze di Polizia e Forze Armate (si specifica che per il personale delle FF.AA. sarà progettato un ricorso separato e autonomo, in attesa di un ulteriore approfondimento delle condizioni e dei requisiti da possedere) che intendono far valere il proprio diritto e così aderire al costituendo ricorso collettivo (nei limiti della prescrizione decennale) dovranno sottoscrivere l'apposito modulo di PRE ADESIONE (CLICCA QUI) oppure se vorranno ricevere maggiori informazioni dovranno inviare una mail a tfs6scatti@gmail.com 

Sarà possibile inserire la propria PRE-ADESIONE entro il 30 Settembre 2020. Successivamente, verranno rese note le modalità operative per aderire al ricorso in oggetto.

CLICCA QUI PER EFFETTUARE LA PRE ADESIONE SENZA IMPEGNO

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