Lo studio legale Marro, specializzato in diritto militare e riconosciuto tra i più importanti studi in Italia a trattare ricorsi avverso procedure di esclusione in tema di concorsi pubblici, ha presentato un ricorso avverso il Decreto 31/D del Ministero della Difesa sollevando la legittimità costituzionale dell'art. 2197-ter nella parte in cui escludeva dalla partecipazione alla suddetta procedura concorsuale un candidato solo per aver subito la sanzione disciplinare della consegna di rigore nei due anni precedenti alla data di termine per l'invio delle domande.

In particolare, nel ricorso si evidenziava come tale militare avesse uno stato di servizio impeccabile e che in concorsi interni similari, la sanzione disciplinare della consegna di rigore determinava una mera detrazione di punteggio e non un requisito di accesso alla procedura.

 

IL DECRETO 31/D E LA QUESTIONE DEI MILITARI ARRUOLATI CON LA L. 958 DEL 1986

Con Decreto n. 31/1D il Ministero della Difesa ha bandito un concorso interno straordinario, per titoli ed esami, per il reclutamento dei Marescialli delle Forze Armate, sia nell'Esercito, sia nella Marina Militare ed anche nell'Aeronautica Militare.

Tale Decreto è stato emanato in applicazione del neo introdotto art. Art. 2197-ter del D. Lgs. 66 del 2010 (Concorso straordinario per il ruolo dei Marescialli) a seguito del Decreto Legislativo 94 del 29 maggio 2017 e recante il cd. "riordino" delle Forze Armate. Tale articolo dispone che "1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 682, per il solo anno 2018 e' bandito un concorso straordinario per titoli ed esami per il reclutamento nei ruoli dei Marescialli dell'Esercito italiano, della Marina militare e dell'Aeronautica militare.  2. Il concorso di cui al comma 1 è riservato al solo personale appartenente ai ruoli sergenti e volontari in servizio permanente arruolato ai sensi della legge 24 dicembre 1986, n. 958, e successive modificazioni, e transitato in servizio permanente ai sensi degli articoli 35, comma 2, e 36, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, anche in deroga ai vigenti limiti di età, in servizio alla data del 31 dicembre 2016 e in possesso dei seguenti requisiti:  a) diploma di istruzione secondaria di primo grado;  b) non aver riportato nell'ultimo biennio sanzioni disciplinari più gravi della consegna".

Il Decreto, pubblicato il 20 dicembre 2018, dispone all'art. 2 tra i requisiti di partecipazione : "il personale, arruolato ai sensi della Legge 24 dicembre 1986, n. 958 e successive modificazioni e transitato in servizio permanente (...) nei primi tre concorsi utili per l'ammissione in ruolo dei Volontari in s.p. dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica , rispettivamente ai sensi dell'art. 35, comma 2 e dell'art. 36 del Decreto Legislativo 12 maggio 1995, n. 196" e che non possono partecipare al concorso militari che abbiano subito una sanzione disciplinare più grave della consegna.

 

LO SVOLGIMENTO DEL RICORSO

Il ricorso è stato presentato al TAR Lazio - sede di Roma che in prima battuta si è espresso respingendo la domanda cautelare con una motivazione del tutto incoerente rispetto al ricorso, infatti ha sostenuto erroneamente che il ricorso "non è assistito dal necessario fumus boni iuris, atteso che la sanzione di rigore irrogata, ostativa alla partecipazione al concorso, non è stata impugnata nel previsto termine decadenziale, così come la presupposta previsione del bando ".

Per tale ragione la decisione è stata appellata. Il Consiglio di Stato, con Ordinanza n. 04519/2019 del 13.09.2019 accoglieva l'appello con la seguente motivazione: "il ricorso instaurativo del giudizio di I grado appare assistito da sufficiente fumus boni juris, poiché appare meritevole di approfondimento la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2197-ter d. lgs. n. 66/2010, introdotto dal d. lgs. n. 94/2017; e ciò in quanto non sembra assumere rilevo (come invece sostenuto nell’ordinanza impugnata) la circostanza dell’omessa impugnazione a suo tempo della misura disciplinare irrogata, quanto invece la retroattiva attribuzione di effetti negativi a quella sanzione, da parte di legge successivamente entrata in vigore".

Tale ordinanza non rappresenta la chiusura del ricorso ed una vittoria definitiva, ma certamente è un primo passo verso la risoluzione di una delle tante questioni aperte circa la legittimità Costituzionale dell'art. 2197-ter che ha negato una possibilità concreta a tanti militari di vedersi riconosciuto il giusto diritto al passaggio di grado.

 

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