Se stai cercando notizie sull'art. 42 bis del D. Lgs. 151 del 2001 relativamente alla sua applicabilità alle Forze Armate e Forze di polizia oppure sulla durata del beneficio, sei nell'articolo giusto!

In molti hanno scritto allo Studio Legale Marro chiedendo informazioni circa l'applicabilità del trasferimento temporaneo di tre anni per la tutela del minore al personale militare e delle Forze di polizia ed è per questo che abbiamo deciso di fare un pò di chiarezza.

 

LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO N. 1896 DEL 2019

La sentenza del Consiglio di Stato n. 1896 del 2019 sembrerebbe mettere una pietra tombale sull'applicabilità dell'istituto in parola per il personale militare e civile che, come noto, non rientra tra quelli ex. art. 1 co. 2 del D. Lgs. 165 del 2001. Pertanto, qualunque domanda tendente ad ottenere un ricongiungimento all'altro genitore, parrebbe non essere più possibile in virtù di quest'ultimo arresto giurisprudenziale.

Vi è di più che tale sentenza, all'interno dei provvedimenti di rigetto, viene spesso citata.

Tuttavia non è così e vediamo il perché.

La sentenza n. 1896 del 2019 non si riferisce a tutto il personale militare delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ma è stata adottata nei confronti di un operatore della Polizia di Stato e quindi appartenente al Ministero degli Interni.

La distinzione non è di poco conto. Infatti, l'Ordinamento della Polizia sembrerebbe non prevedere l'estensione della tutela ex. art. 42 bis del D. Lgs. 151 del 2001 a differenza di quanto avviene per il personale militare (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza) per il quale, invece, viene prevista, nel Codice dell'Ordinamento Militare la diretta applicabilità dell'istituto in commento.

Ad oggi non ci risultano sentenze che negano tale beneficio al personale militare, ad accezione di qualche rara ordinanza che è stata opportunamente appellata ed accolta.

Tant'è!

In conclusione, l'unico dubbio potrebbe permanere in merito alla concessione del beneficio in parola al personale del personale della Polizia e dei Vigili del Fuoco. Tuttavia, una recentissima ordinanza del Consiglio di Stato ne ha disposto la ridetermina senza nulla eccepire in relazione all'applicabilità dell'istituto per detto personale.

A ciò si aggiunge sempre una condanna alle spese per l'Amministrazione che ha negato ingiustamente tale beneficio.

 

SULLA DURATA DEL BENEFICIO

Anche su questo punto pur essendoci state delle Sentenze che ne hanno limitato l'applicabilità del beneficio al compimento del terzo anno di vita del figlio, si tratta pur sempre di un orientamento di minoranza, prevalendo il maggioritario secondo cui l'applicabilità è di tre anni dal momento di assegnazione al nuovo reparto, purché la domanda avvenga prima del compimento dei tre anni di fanciullo.

 

LA NORMA

L’istituto in esame è l’art. 42 bis del D.Lgs. 151 del 2001  introdotto con l’art. 3, co. 105 della L. 24 dicembre 2003, n. 350, modificato poi attraverso l’art. 14, co. 7 della L. 7 agosto 2015, n. 124.

La norma è rubricata “Assegnazione temporanea dei lavoratori dipendenti alle amministrazioni pubbliche” e recita nel testo1. Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l'altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L'eventuale dissenso deve essere motivato. L'assenso o il dissenso devono essere comunicati all'interessato entro trenta giorni dalla domanda e limitato a casi o esigenze eccezionali. 2. Il posto temporaneamente lasciato libero non si renderà disponibile ai fini di una nuova assunzione. “

Di certo la ratio del legislatore nella formulazione della norma è stata quella di favorire il dipendente nell’avvicinamento alla residenza dell’altro genitore nel caso di prole con età inferiore a tre anni. Con ciò al fine di contribuire in maniera determinante alla crescita del fanciullo in tenera età data la necessaria compresenza di entrambi i genitori. Quindi la figura tutelata dalla norma è senz’altro il fanciullo entro i primi tre anni di vita.

Tale norma viene posta comunque al vaglio dell'Amministrazione relativamente ai contrapposti interessi in gioco: da un lato la tutela del minore e dell’altro l’efficienza della pubblica amministrazione. E' pur vero che con la novella del 2015 tale contrapposizione trova quale unico limite le eccezionali esigenze che certamente non possono essere fatte valere per la sola scopertura di organico della sede di provenienza, dovendo invece, dimostrare il reale e oggettivo pregiudizio subito dall'Amministrazione per l'assenza del dipendente.

 

CHI NE PUO' FRUIRE

Stando al tenore letterale della norma si parla di genitore, con ciò ad includere l’applicazione di tale istituto alla tutela dei figli naturali. Altro requisito è quello dell’attività lavorativa dell’altro genitore. Sul punto la norma nulla dispone sul carattere dell’attività stessa ovvero se questa debba essere a tempo determinato o considerare soltanto i casi di lavoro a tempo indeterminato. Specifiche norme di settore all’interno dei diversi ministeri ne disciplinano la richiesta.

 

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