Eccezionale vittoria al Consiglio di Stato per lo Studio legale Marro e per i suoi assistiti in merito al trasferimento temporaneo ex. art. 42 bis del D. Lgs. 151 del 2001.

In particolare lo studio si è occupato del caso di un finanziere a cui era stata respinta la richiesta di assegnazione temporanea ex. art. 42bis del D.Lgs. 151 del 2001. Il motivo a sostegno del diniego era unicamente il rilevante deficit dell'attuale sede di servizio in Sardegna.

A seguito del ricorso di I grado presso il Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna, sede di Cagliari, veniva respinta l'istanza cautelare adducendo in particolare che "il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni iuris, atteso che:

- l’art. 42 bis del d.lgs. n 151 del 2001 prevede come condizioni del trasferimento la sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva nonché l’assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione;

- il diniego appare adeguatamente motivato con riferimento alle esigenze di servizio e alla impossibilità di provvedere all’avvicendamento con altre unità

di personale;

- che la domanda di trasferimento potrà essere nuovamente proposta in futuro, ove le predette condizioni dovessero mutare."

Tuttavia l'Avvocato Marro proponeva immediatamente appello cautelare al Consiglio di Stato, il quale, con una importantissima ordinanza (n. 2896/2019 del 07.06.2019), riformava l'ordinanza di I grado ed accoglieva l'appello con richiesta al TAR Sardegna di fissare udienza di merito con sollecitudine affermando anche che "secondo la consolidata giurisprudenza cautelare della Sezione (da ultimo ordinanza n. 4079 del 2018), la norma impone all’amministrazione l’onere di supportare l’eventuale diniego con riferimenti specifici e circostanziati alla professionalità del militare istante e alla conseguente sua insostituibilità nella sede di appartenenza (motivazione non sussistente nel caso di specie)".

 

LA NORMA

L’istituto in esame è l’art. 42 bis del D.Lgs. 151 del 2001  introdotto con l’art. 3, co. 105 della L. 24 dicembre 2003, n. 350, modificato poi attraverso l’art. 14, co. 7 della L. 7 agosto 2015, n. 124.

La norma è rubricata “Assegnazione temporanea dei lavoratori dipendenti alle amministrazioni pubbliche” e recita nel testo “1. Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l'altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L'eventuale dissenso deve essere motivato. L'assenso o il dissenso devono essere comunicati all'interessato entro trenta giorni dalla domanda e limitato a casi o esigenze eccezionali. 2. Il posto temporaneamente lasciato libero non si renderà disponibile ai fini di una nuova assunzione. “

Di certo la ratio del legislatore nella formulazione della norma è stata quella di favorire il dipendente nell’avvicinamento alla residenza dell’altro genitore nel caso di prole con età inferiore a tre anni. Con ciò al fine di contribuire in maniera determinante alla crescita del fanciullo in tenera età data la necessaria compresenza di entrambi i genitori. Quindi la figura tutelata dalla norma è senz’altro il fanciullo entro i primi tre anni di vita.

 

COSA SI PUA’ FARE IN CASO DI RIGETTO

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